ASIA/INDIA – Inclusione e qualità nella politica di istruzione: le proposte delle minoranze religiose

New Delhi – Le minoranze religiose in India, in particolare cristiani e musulmani, invitano il governo federale a non “zafferanizzare l’istruzione”, imponendo una nuova politica di formazione con particolare attenzione alle tradizioni culturali, religiose e linguistiche indù, ma a riconoscere il contributo delle minoranze per la nascita dell’India e, soprattutto, a raggiungere i poveri, i dalit , le donne e i tribali : è quanto emerso dall’incontro tenutosi ieri, 29 settembre, tra una folta delegazione di rappresentanti cristiani e musulmani con il Ministro federale per lo sviluppo delle risorse umane , Prakash Javadekar. Come appreso da Fides, la delegazione era composta, tra gli altri, dal Segretario generale della Conferenza episcopale indiana , da altri Vescovi, nonché da accademici musulmani che hanno manifestato le loro perplessità e preoccupazioni per la nuova politica di istruzione del governo federale.
Il Vescovo Mascarenhas ha detto che la Chiesa vorrebbe “far parte della formulazione di una politica di formazione”, secondo i criteri costituzionali di garantire pari opportunità, accesso all’istruzione per tutti, per superare le diseguaglianze, e garantire a tutti i cittadini, a partire dall’infanzia, una istruzione equa e che sviluppi la personalità e potenzialità di ciascuno.
“La politica dell’istruzione – hanno ricordato i leder presenti – deve incoraggiare e facilitare gli istituti privati, secondo principi di autonomia e libertà”.
In tale contesto, “è d’obbligo rinascere il ruolo cruciale che le minoranze religiose hanno avuto e hanno all’interno del sistema educativo indiano” si nota. Le scuole delle minoranze “hanno storicamente svolto un ruolo cruciale nel raggiungere le fasce oppresse della società”, creando “istituti di eccellenza”. Non è un caso, si rileva, “se Maulana Azad, che per primo divenne Ministro dell’istruzione, e Rajendra Prasad, il primo Presidente, sono stati educati con il contributo del sistema educativo islamico. Allo stesso modo, 9 dei 15 Primi ministri e 11 su 13 Presidenti, hanno ricevuto la loro formazione in istituzioni cristiane”, che “hanno contribuito immensamente alla vita nazionale”, assolvendo alle funzione generale di tutelare i diritti culturali ed educativi di tutti i cittadini indiani, non solo delle minoranze.
La delegazione ha ribadito la necessità di preservare, nel campo dell’istruzione, principi come “inclusione e qualità”. A conclusione dell’incontro, il Ministro Javadekar ha assicurato di salvaguardare tali principi.

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