COLDIRETTI UMBRIA: BENE STOP A IRPEF, OK ETICHETTA PASTA

La cancellazione dell’Irpef agricola riconosce finalmente la specificità dell’attività agricola che nel fare impresa produce bene comune oltre a benefici sul piano ambientale, paesaggistico e culturale. È quanto afferma Albano Agabiti presidente della Coldiretti Umbria all’indomani dell’incontro di Firenze nel corso del quale il premier Matteo Renzi ha annunciato che “nel quadro economico del Def, a cui seguirà la legge stabilità il prossimo 15 ottobre, abbiamo previsto a partire dal 2017 la cancellazione della parte di Irpef agricola che le aziende pagano. Un provvedimento – ha detto Renzi – che rientra nella logica del passo dopo passo, dopo che abbiamo tolto Imu e Irap, ma che è anche un’operazione che dà il senso del valore sociale dell’agricoltore e del contadino. In questi ultimi anni in Italia all’agricoltura – ha precisato il premier – non è stato dato il giusto peso e il giusto ruolo. È ora di riprenderci tutti assieme questo ruolo”. Sempre nel corso dell’appuntamento toscano dei diecimila agricoltori Coldiretti, Renzi si è impegnato a fare in modo che venga riconosciuta come Made in Italy la pasta fatta con grano italiano che non può essere pagato come 20 anni fa. Con l’etichettatura di origine obbligatoria per il grano usato per produrre la pasta – commenta il presidente Coldiretti Umbria Agabiti – si cambia direzione anche nella trasparenza dell’informazione ai consumatori in una situazione in cui un pacco di penne e spaghetti su tre contiene prodotto straniero senza che il consumatore lo sappia. Dopo il piano cerealicolo e i contratti di filiera che premiano l’origine nazionale del grano proposti dal Ministro delle Politiche Agricole Martina, si tratta – sottolinea Agabiti – di una necessità per contrastare le speculazioni che nell’ultimo anno in Umbria hanno provocato il crollo delle quotazioni del grano duro destinato alla pasta di oltre il 40 per cento del valore e il calo del 20 per cento del prezzo del grano tenero destinato alla panificazione. In pericolo – conclude Agabiti – non c’è solo la produzione di grano, ma anche l’assetto di circa 80mila ettari seminati a frumento e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy.

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