AMERICA/VENEZUELA – I Gesuiti: un governo di transizione prepari elezioni libere e trasparenti

Lima – Il ruolo dei diversi protagonisti sociali e politici venezuelani, la posizione dei Paesi e dei blocchi transnazionali che incidono sulla crisi e il contributo della Compagnia di Gesù sono stati gli interrogativi sui quali ha lavorato il Seminario latinoamericano “Ricerca di alternative politiche alla crisi venezuelana”, organizzato a Lima dal 4 al 6 marzo dalla Conferenza dei superiori provinciali Gesuiti della regione insieme all’Università Antonio Ruiz de Montoya di Lima e all’Università Cattolica Andrés Bello di Caracas. Vi hanno partecipato 51 laici e sacerdoti – tra i quali 19 Gesuiti – di diverse aree accademiche e di vari paesi dell’America Latina.
“Siamo coscienti del fatto che le cause dell’attuale deterioramento della democrazia e delle condizioni di vita del popolo venezuelano sono di vecchia data” scrive padre Roberto Jaramillo, presidente della Cpal, nel messaggio diffuso alla fine del Seminario e inviato all’Agenzia Fides. Tuttavia, l’attuale situazione risulta “eticamente intollerabile e politicamente insostenibile”.
I Gesuiti sono in sintonia con quanto scritto dai Vescovi venezuelani nello scorso gennaio: “Viviamo in un regime de facto”, che non rispetta le garanzie costituzionali né la dignità del popolo. Citando la Conferenza episcopale, Jaramillo sottoscrive che “l’Assemblea Nazionale è attualmente l’unico organo che ha legittimità per svolgere le sue competenze”. Dopo avere analizzato “la situazione politica, sociale, economica e geostrategica”, i Gesuiti riaffermano la loro volontà di continuare a promuovere “soluzioni politiche e di servizio” che riscattino la dignità umana, “condannando ogni abuso e manipolazione del potere politico”. Continueranno quindi a mostrare la solidarietà concreta ai migranti venezuelani nei Paesi che li ricevono e a promuovere la ricerca specializzata, l’istruzione e la formazione, “per contribuire a ridurre la disinformazione, i pregiudizi e la polarizzazione esistente nell’opinione pubblica e a generare un’autentica solidarietà”.
Padre Jaramillo riferisce a Fides che “una conclusione generale, accettata da tutti i partecipanti, è la necessità di un governo di transizione che contempli un’ampia coalizione, con attori di tutte le tendenze politiche realmente democratiche in Venezuela, e tale governo di coalizione convochi elezioni generali, libere, trasparenti e con garanzie democratiche, non appena sia possibile”.
Tra le altre idee-forza emerse nel Seminario: l’impossibilità di utilizzare come criterio di analisi della situazione, la polarizzazione tra destra e sinistra, oltre alla “necessità di stare dalla parte delle vittime, cercando canali di ausilio e soccorso di fronte all’emergenza umanitaria”. Occorre, inoltre – conclude il Gesuita – che la comunità internazionale “contribuisca a cercare soluzioni politiche senza intaccare il diritto di autodeterminazione, ma collaborando a ristabilire condizioni di vita dignitose e democratiche”.

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