AMERICA/MESSICO – I Vescovi moltiplicano gli sforzi per accogliere i migranti, ma la situazione è al collasso

Coahuila – I Vescovi della parte nordorientale del Messico sono uniti per accogliere le carovane di migranti che stanno cercando di entrare in Messico dirette al confine con gli Stati Uniti. Mons. Alonso Garza Treviño, Vescovo della diocesi di Piedras Negras, Coahuila ha dichiarato che intende aprire un’altra Casa del Migrante in quella città per cercare di avere più possibilità di accoglienza. Una iniziativa simile è stata presa anche dall’Arcivescovo di Monterrey, Mons. Rogelio Cabrera López, dal Vescovo ausiliare di Monterrey, Mons. Heriberto Cavazos Pérez, così come dal Vescovo di Saltillo, Mons. Raúl Vera López, O.P. Da tempo ormai queste diocesi lavorano per accogliere e sostenere i migranti, e adesso, con le carovane umanitarie, continuano in un impegno ancora più grande visto che è diventato un problema a livello internazionale.
Mons. Alonso Garza Treviño, ha detto che mentre i centri della Chiesa si danno da fare in fretta per seguire alcuni casi, da parte delle autorità delle migrazioni il processo è lento. La realtà geografica della zona comporta inoltre aspetti drammatici, perché a Piedras Negras molti migranti sono morti annegati mentre tentavano di attraversare il Rio Bravo. L’Arcivescovo Rogelio Cabrera Lopez ha spiegato che ormai la questione della migrazione è un fenomeno globale, che dovrebbe interessare tutti, e Papa Francesco chiede continuamente maggiore impegno e attenzione ai migranti.
A Monterrey arrivano tanti migranti, ed è necessario che essi ricevano attenzione, in quanto si tratta di un diritto umanitario, ha sottolineato Mons. Heriberto Cavazos Pérez. Mentre Mons. Raúl Vera López ha ricordato che fin dal suo arrivo nella diocesi di Saltillo ha cercato di accogliere i gruppi di migranti con l’apertura della Casa del Migrante, con il sostegno di padre Pedro Pantoja.
Dai dati raccolti da una fonte locale di Fides si apprende che la situazione in Messico è al limite per quanto riguarda la logistica e l’assistenza, vale a dire, non ci sono più luoghi dove pernottare, dove mangiare, ecc. A questo si deve aggiungere la politica degli Stati Uniti di rimandare in Messico tutti quelli che non sono autorizzati ad entrare in territorio USA, che erano già stati fermati dalle guardie di frontiera o avevano chiesto regolarmente il permesso di entrare negli USA.
Il problema nelle ultime settimane si è aggravato perché si era sparsa la voce che quanti avevano un bambino con loro avrebbero ottenuto più facilmente il permesso di entrare negli Stati Uniti. Così un gran numero di persone provenienti da Honduras, El Salvador e Guatemala si era diretto alla frontiera con tanti bambini al seguito. Purtroppo la notizia era falsa.
“Siamo in un momento molto strano, perché il governo di Washington dice che non ha la capacità fisica di fermare le persone che vengono in cerca di asilo e ha chiesto al Messico di trattenerle” ha detto alla stampa messicana Jaime Barrón, un avvocato dei migranti che esercita a Dallas, in Texas. “Questo è un accordo molto strano e un modo, a mio parere, discutibile, per costringere le persone ad arrendersi e a non chiedere asilo” ha aggiunto. “C’è molta paura di restare in Messico per mesi, forse anni, in attesa che un giudice dell’immigrazione consideri il caso e le autorità rispondano se concederanno o meno asilo. Nel frattempo quelle persone rimangono in Messico senza avere dove pernottare e dove mangiare” avverte Barrón.

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