AFRICA/NIGER – Sette mesi di prigionia per P. Pier Luigi Maccalli: testimonianze e preghiere

Padova – “Ogni volta che vivo la S. Messa faccio questo piccolo gesto: dopo aver ricevuto la Comunione, ‘mastico’ un pezzo di particola/corpo di Cristo per p. Gigi, pregando per lui e dicendo: ‘questo pane è per te, fratello mio’. E’ la testimonianza di Silvia Sandon, cristiana di Montemerlo pervenuta a Fides. “Penso che per ogni cristiano non sia facile stare senza la possibilità di ricevere Gesù Eucaristia e per un presbitero, per Gigi, ancora di più! Mi chiedo quanto nella sua prigionia sente questa mancanza. Penso che Gigi stia pregando tanto: per i suoi rapitori, per le persone della sua parrocchia, per i suoi famigliari e confratelli, e sono sicura che tutte le nostre preghiere che, quotidianamente, salgono per lui, in qualche modo, diventino abbraccio, consolazione, calore e sostegno.”
Silvia prosegue così il suo racconto: “Conoscendo la mansuetudine di p. Gigi, lo immagino calmo a vivere in quella condizione di prigionia, con tutto ciò che essa comporta: l’impossibilità di essere libero nel muoversi, nel parlare, nel gestire la quotidianità della vita personale, dai bisogni primari a quelli relazionali, a quelli fisici a quelli ‘mentali’. Pensare a Gigi in prigionia mi fa riflettere sulla mia libertà che posso vivere sempre e ovunque, a ciò che posso fare senza che nessuno mi dica nulla! Il grande valore della nostra libertà! Che Dio davvero la custodisca sempre e ci aiuti ad usarla per un bene agli altri, per una continua restituzione a Lui di ciò che gratuitamente riceviamo”.
Altra testimonianza pervenuta a Fides è quella di Franco Crestale, dalla comunità cristiana di Feriole , e amico di p. Pier Luigi Maccalli, che così ci parla di lui, e della lunga attesa per la sua liberazione: “Siamo tentati di cadere nel precipizio dello scoraggiamento. La fotografia di p. Gigi che ho sul mio tavolino non è quella di un ostaggio anonimo, vista sul giornale o tramite i media, di quelle che guardi un attimo, ti fa pur riflettere, ma che poi inevitabilmente passa. La cosa la sto vivendo proprio sulla pelle: so fin troppo bene a chi è toccato! Mi immedesimo nell’amico, nel fratello, nel missionario e ho fisso davanti il volto di p. Gigi, familiare, dolce e mite. Quel volto non ha smarrito la sua luce benevola e contagiosa di sempre. Ne sono certo.”
Prosegue Crestale: “Vedo il suo volto irradiare la luce speciale dell’apostolo votato anche a conseguenze estreme a motivo del suo apostolato: è il missionario che realizza la sua missione sapendo che il prezzo può essere anche molto alto. Nel silenzio della sua prigionia ci sussurra, ci parla, ci urla il modello di santità, di amore perfetto che lo ha motivato lungo il suo cammino di servizio totale. Sto capendo da vicino cosa può costare essere cristiano, caro padre Gigi. È adesso, mentre sei solo, isolato dal mondo, in assenza di tue notizie, che comincio a comprendere fino a che punto arriva il sacrificio ed il prezzo nel nome di una giusta causa. Ma non sei solo, non sei abbandonato e disperato, hai come punto di riferimento l’amico più grande che è quel Gesù che, come te, ha fatto perfettamente la volontà del Padre. Il tuo esempio, così vicino e trainante, mi aiuti ad aumentare la fiducia in Dio, ad accettare le difficoltà nella piccola quotidianità, a migliorare la disponibilità verso il prossimo e, in particolare, verso i fratelli bisognosi”.

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