VATICANO – Tra i nuovi venerabili il primo sacerdote afroamericano e un missionario del PIME

Città del Vaticano – Il sacerdote statunitense Agostino Tolton , il primo sacerdote afroamericano, e il religioso laico del PIME Felice Tantardini , missionario in Myanmar, figurano tra i nuovi venerabili servi di Dio di cui la Chiesa ha riconosciuto le virtù eroiche. Il Santo Padre Francesco ha autorizzato l’11 giugno la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare i Decreti relativi.
Agostino Tolton, nato a Brush Creek, negli Stati Uniti, il 1° aprile 1854, è stato il primo prete cattolico nero degli Stati Uniti d’America. La madre, per fuggire alla schiavitù, si trasferì a Quincy, nell’Illinois, insieme ai figli, mentre il marito era morto in ospedale dopo aver combattuto per la libertà dei negri nella guerra civile del 1861. I Tolton erano stati battezzati nella fede cattolica per decisione della famiglia Elliott cui appartenevano. A Quincy Agostino veniva guardato con sospetto, offeso e minacciato, sia dai compagni che dai loro genitori, per questo venne allontanato da diverse scuole. Grazie all’aiuto di alcuni sacerdoti e suore, potè proseguire gli studi, fino ad entrare nel Quincy College, oltre a fare la Prima Comunione e la Cresima. Primeggiava per rendimento scolastico, anche se deriso per la sua razza, faceva ogni giorno la comunione e collaborava per l’educazione religiosa dei più piccoli. Dopo essere stato respinto da tutti i seminari, diocesani e religiosi, nel 1880 fu infine accolto a Roma, nel Collegio di Propaganda Fide, aveva 26 anni. Il 24 aprile 1886 fu ordinato sacerdote nella Basilica di S. Giovanni in Laterano in Roma.
Pensava di recarsi missionario in Africa, ma il giorno prima dell’ordinazione gli fu annunciato che sarebbe tornato negli Stati Uniti. Il 18 luglio 1886 tornò a Quincy, ma i pregiudizi razziali e le invidie gli impedirono di svolgere il suo ministero, sebbene fosse amato per la sua bontà e semplicità sia dai bianchi che dai neri. Quindi il trasferimento a Chicago, nel 1889, per assistere la comunità dei cattolici neri locali, in un seminterrato. Nel 1891 fu necessaria la costruzione di una chiesa vera e propria. Padre Gus, come era chiamato, divenne una figura familiare nelle strade del ghetto nero, dove portava speranza e conforto nel povero terreno dei quartieri degradati della parte sud della città. Padre Tolton morì a 43 anni, a Chicago, il 9 luglio 1897, per un colpo di calore che aveva investito la città provocando numerose vittime, mentre tornava da un ritiro di sacerdoti. Al suo funerale partecipatano migliaia di persone.
Felice Tantardini, missionario laico consacrato a vita nel PIME , si definiva “il fabbro di Dio” e nell’arte di lavorare il ferro aveva formato molti giovani birmani durante i 70 anni trascorsi in missione in Myanmar. Era nato a Introbio in Valsassina nel 1898, aveva studiato fino alla terza elementare e poi era andato a fare il fabbro. Militare nella prima guerra mondiale, entrò poi nel PIME e partì per l’allora Birmania, oggi Myanmar, nel 1922. Morì il 23 marzo 1991, a 93 anni, dopo 70 anni di missione con un solo ritorno in patria nel 1956.
Era a servizio delle missioni e dove il Vescovo lo mandava, lui andava e faceva di tutto secondo le necessità: fabbro, falegname, ortolano, agricoltore, infermiere, sacrista, capomastro. Sorridente, arguto, disponibile – come lo descrisse il suo confratello padre Piero Gheddo -, viaggiava sempre a piedi, capace di percorrere 50 chilometri al giorno su sentieri di montagna e di foresta con 30-40 chili sulle spalle e per più giorni di seguito. Si alzava alle 4 e 30 del mattino, andava a dormire alle 22. Recitava i suoi tre rosari quotidiani e alla sera faceva un’ora di adorazione.
Amava molto i poveri, gli ultimi della società, e dava via tutto quel che aveva e riceveva. In decenni di intenso lavoro ha costruito chiese, scuole, case parrocchiali, ospedali, seminari, orfanotrofi, conventi. La sua fama si diffuse in tutta la Birmania, tanto che al suo funerale partecipò una folla notevole, formata anche da buddhisti e musulmani. Molti cominciarono allora ad invocarlo come «il santo col martello».

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