Sembrava un gioco. In realtà, si è trasformato in un piccolo esperimento sull’Intelligenza Artificiale.
Ho messo ChatGPT e Gemini uno di fronte all’altro davanti a una scacchiera, facendo da tramite tra i due sistemi: una mossa dopo l’altra, comunicavo a ciascuna IA ciò che aveva appena giocato l’avversario.
Niente motori scacchistici dedicati. Niente Stockfish. Due Intelligenze Artificiali generaliste costrette a confrontarsi con un mondo nel quale ogni affermazione deve corrispondere a qualcosa che esiste davvero sulla scacchiera.
All’inizio tutto procede normalmente. Aperture, cavalli, alfieri, arrocco, poi la partita diventa molto più interessante del previsto.
Arrivano mosse discutibili, ricostruzioni imperfette della posizione e, soprattutto, situazioni nelle quali diventa evidente un limite fondamentale: un’IA può formulare una risposta perfettamente plausibile anche quando la realtà sulla quale sta ragionando non è più quella che crede ed è proprio qui che gli scacchi diventano un banco di prova straordinario.
Su una scacchiera non basta essere convincenti. Un pezzo o c’è o non c’è. Una casa è occupata oppure è libera. Una mossa è possibile oppure non lo è.
Non esistono interpretazioni capaci di cambiare quei 64 quadrati.
Alla fine ChatGPT vince la partita contro Gemini, ma stabilire quale delle due IA sia il miglior giocatore di scacchi sarebbe probabilmente la conclusione meno interessante dell’esperimento.
La parte più affascinante è un’altra.
Durante la partita è stato necessario che un essere umano continuasse a rappresentare la realtà alle due macchine, verificando ciò che stava realmente accadendo e impedendo che una ricostruzione plausibile prendesse il posto della posizione effettiva ed è difficile non vedere una metafora.
Stiamo affidando all’Intelligenza Artificiale sempre più attività: cerchiamo informazioni, analizziamo documenti, scriviamo testi, prendiamo decisioni e le chiediamo di interpretare pezzi sempre più grandi della nostra realtà.
La partita tra ChatGPT e Gemini suggerisce però una regola semplicissima:
l’IA può essere straordinariamente brava a ragionare su ciò che le raccontiamo. Il problema nasce quando smettiamo di controllare se ciò che “sa” corrisponde ancora alla realtà.
Forse, quindi, quella partita non l’ha vinta davvero ChatGPT.
Ha vinto la scacchiera.
Perché, alla fine, la realtà ha ancora una caratteristica che nessuna Intelligenza Artificiale può negoziare: è lì e va verificata.