Negli ultimi anni, la sanità digitale avrebbe dovuto rappresentare una svolta per il sistema sanitario nazionale italiano. Tuttavia, un’indagine recente evidenzia serie criticità che minano gravemente l’efficacia di queste innovazioni.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, le problematiche riguardano la mancanza di interconnessione tra i sistemi informatici delle diverse regioni e la scarsa formazione del personale sanitario nell’utilizzo delle nuove tecnologie. Solo il 25% delle strutture sanitarie è dotato di sistemi digitali integrati, mentre il restante 75% fatica ad attuare una transizione efficace verso una sanità più digitale e moderna.
In questo contesto, si stima che più della metà dei cittadini italiani non abbia accesso a servizi online efficaci, come la prenotazione di visite o il monitoraggio della propria cartella clinica. Una situazione paradossale, considerando che in altri Paesi europei l’adozione della sanità digitale ha permesso di migliorare l’efficienza e ridurre i costi.
Le implicazioni non sono da sottovalutare. La lentezza della digitalizzazione rischia di allargare il divario tra le diverse regioni italiane e potrebbe compromettere ulteriormente la qualità delle cure e l’accesso ai servizi, già messo a dura prova dalla pandemia.
Le istituzioni e le aziende coinvolte si trovano ora di fronte a una scelta cruciale: investire in infrastrutture e formazione per rimediare a una situazione insostenibile o rischiare una stagnazione che potrebbe avere conseguenze dirette sulla salute dei cittadini. L’assenza di misure concrete per affrontare queste criticità potrebbe trasformare il potenziale della sanità digitale in un’occasione persa per il Paese.
